DromosFestival

Epistolario delle evasioni

di Alessandro Melis
 
Una minuta antologia di scrittori e scrittrici, una raccolta di voci, tenute insieme dalla necessità della libertà. Una lettera, un frammento, una manciata di parole, pronunciate in pochi attimi ogni sera, prima dei concerti.
Una ricerca di leggerezze nel buio, una collezione di voli, una possibilità di fughe. Lettere vere o immaginarie (esiste davvero questo confine?) per rompere ogni giorno le sbarre delle nostre infinite [PRIGIONI].
 
Non si sa mai da dove cominciano, le sbarre.
Non si sa mai quando finiscono.
Non si sa mai dove inizia, la libertà.
 
Dice che Socrate l’ha trovata sul fondo di un bicchiere.
Gramsci Antonio, condannato, ha coltivato una rosa.
Levi Primo si è raccontato l’Odissea.
 
Dice che a Guantanamo c’è una biblioteca immensa.
Dice che Rebibbia è come andare all’università.
Si scrivono lettere, nel carcere, poi qualcuno le leggerà. 
 
Non si sa mai da dove cominciano, i muri delle celle.
Non si sa mai quando finiscono.
Non si sa mai chi è che uccide la libertà.
 
Scrivi, scrivi lettere, come fanno in tutte le celle del mondo.
Meglio scriverlo che capirlo, questo assurdo girotondo. 
Scrivi senza senso, che un giorno il senso lo troverai.
Scrivi senza paura. Non si sa mai.
 
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