DromosFestival

COMUNICATO STAMPA 11.08.2017

11.08.2017

Domani a Oristano alle 21.30 in piazza Corrias si proietta il film "La Tela", primo lungometraggio del pittore Salvatore Garau.

Con lui presenti alla serata il direttore della fotografia Fabio Olmi e la montatrice Lila Place.

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Dopo il film sulla vita e il pensiero negli anni del carcere di Antonio Gramsci, "Nel mondo grande e terribile", scritto e diretto da Daniele Maggioni, Laura Perini e Maria Grazia Perria, ancora una serata all'insegna della settima arte a Oristano per il diciannovesimo festival Dromos. Domani (sabato 12 agosto), nella cornice di piazza Corrias, è in programma la proiezione del film "La tela",  primo lungometraggio del pittore Salvatore Garau, che lo stesso artista di Santa Giusta ha realizzato nell'Istituto Penitenziario di Alta Sicurezza "Salvatore Soro" di Massama, Oristano. Si comincia alle 21.30 con ingresso libero. Presenti in sala con Garau il direttore della fotografia Fabio Olmi (figlio del regista Ermanno) e Lila Place, che ha curato il montaggio. Probabile la presenza anche di alcuni dei detenuti che hanno partecipato al docufilm, oggi uomini liberi.

 

In sintonia con il tema portante di questa edizione di Dromos, che si riconosce sotto il titolo "Prigioni",  "La tela" documenta la genesi di un grande dipinto realizzato da tre detenuti del carcere oristanese insieme a Salvatore Garau. L'arte richiede concentrazione, quasi sempre solitudine: una condizione indispensabile per il pittore sardo che decide di mettere in discussione portando una grande tela bianca (due metri per cinque) all'interno dell'istituto penitenziario. L'idea non è quella di insegnare ai detenuti a dipingere, ma di condividere la propria energia creativa con chi non è abituato alla libertà creativa, con chi non è libero. Davanti alla tela è dato modo ai detenuti di sprigionarsi, generare meraviglia. Il film documentario ripercorre la sfida, lo stupore, la nascita e la crescita di un progetto che dimostra la potenza dell'arte e della parola.

 

"L'idea di dipingere una grande tela all'interno di un carcere di alta sicurezza, con detenuti che propriamente pittori non sono, è stata per me una sfida", scrive Salvatore Garau nelle sue note di regia. "Il progetto iniziale, durante le riprese ha subito diverse e decisive modifiche. Pensavo di lavorare con almeno sette 'pittori', ma alla vista della grande tela quattro detenuti hanno rifiutato, quasi intimoriti dalla totale libertà che offrivo loro, o forse dalla soggezione che incuteva l'enorme superficie bianca; un 'cinema' di cm.200X500. Con solo tre pittori", ricorda ancora Garau, "il mio intervento non poteva essere solo di legante tra le loro pitture sparse sulla tela, ma sono stato costretto a pensare ad un intervento sostanzioso. L'opera 'in divenire' non poteva avere uno schema preciso, ma volutamente doveva affidarsi all'intuizione e alle idee del momento; volevo sondare e ricercare le sensazioni di chi vive in un contesto in cui si è privati della libertà. Ma col giusto stimolo, ero certo che i detenuti potessero dare sfogo a qualcosa di inusuale, un'immagine finale che loro stessi non avrebbero concepito". Mentre la tela viene dipinta, altri tre detenuti raccontano un episodio della loro infanzia che, pur scherzoso, è stato un atto creativo. Intanto la tela continua a riempirsi di pittura e prendere vita, fino all'intervento finale di Garau che, per esaltare i colori usati dai "suoi pittori" dipingerà solo col nero: "L'umanità dei ragazzi mi dettava di volta in volta la soluzione del racconto filmico. Situazioni sospese e dialoghi ridotti all'essenziale. Non volevo prefiggermi a priori nessun intento buonista né tanto meno giudicante; sono le azioni (pittura) e le parole (i racconti) che fanno il film e creano un tappetto di sensazioni che in nessun modo dovevano essere mielose. Insomma, il mio proposito era di realizzare un film rigoroso ma delicato, scevro comunque dall'idea che la tela fosse semplicemente e solo un momento di svago".

 

Salvatore Garau (classe 1953, nato a Santa Giusta), vive tra Milano e la Sardegna. Nel 1974 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Tre anni dopo è invitato a Milano dagli Stormy Six, gruppo di punta del rock d'avanguardia, con i quali incide cinque LP e tiene oltre mille concerti in tutta Europa. Recentemente col gruppo storico in collaborazione con Moni Ovadia, ha licenziato un nuovo CD.

 

È del 1984 la prima mostra ufficiale allo Studio Cannaviello a Milano che fa conoscere Garau nel panorama nazionale. Da questo momento si dedica esclusivamente all'arte visiva. Tiene innumerevoli personali nelle importanti gallerie private e nei musei. Oltre all'Italia: Lugano, Losanna, Barcellona, Valencia, Londra, San Francisco, Washington, Strasburgo.

 

Nel 2003 è presente alla Biennale di Venezia e nel Parlamento Europeo di Strasburgo. È ancora invitato alla Biennale di Venezia nel 2011. Negli ultimi anni sue personali sono state ospitate nei musei di Saint-Etienne, Lima, Cordoba (Argentina) Spazio Oberdan di Milano. Nel 2016 tiene una personale al Museo Nazionale d'Arte Moderna di Brasilia, ora esposta dallo scorso 20 luglio al Teatro Sergio Cardoso di San Paolo. Il suo primo film, "La Tela", viene realizzato tra il 2015 e lo scorso anno.

 

Con la serata di domani (sabato 12) a Oristano, il festival Dromos suggella la sua prima parte e si appresta ad affrontare il gran finale di rito con Mamma Blues, tre serate fino a Ferragosto consacrate alla musica del diavolo. Inaugura il trittico, domenica 13, la cantante anglo-americana Lucy Woodward, tornata in scena da solista con il suo stile fra jazz, soul, pop e blues l'anno scorso con il suo quarto album: "Til They Bang On The Door". Lunedì (14 agosto) è protagonista il cantante e chitarrista newyorkese Erik Bibb in duo con il chitarrista svedese Staffan Astner per presentare il suo ultimo disco, "Migration Blues", pubblicato lo scorso marzo.  La sera di Ferragosto, infine, si celebra con i brasiliani Bixiga 70 con la loro trascinante miscela di ritmi africani e carioca, jazz e funk, afro-beat, malinké, candomblé, samba e cumbia.

 

L'apertura delle tre serate di Mamma Blues – con inizio alle 22 -  è affidata ad altrettante proposte della scena isolana: di scena domenica 13 il chitarrista Vittorio Pitzalis; lunedì 14 il quintetto Blues Tales; martedì 15 i Country's Cousins. Dopofestival dalla mezzanotte in poi con altri tre gruppi: i Dancefloor Stompers (domenica 13), The Ticks (lunedì 14) e i Groove Elation (martedì 15 agosto).

 

La diciannovesima edizione del festival Dromos è organizzata dall'omonima associazione culturale di base a Oristano con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato allo Spettacolo e Attività Culturali e Assessorato al Turismo), della Fondazione di Sardegna, del Banco di Sardegna, dei Comuni di Oristano, Mogoro, Baratili San Pietro, Bauladu, Cabras, Morgongiori, Neoneli, Nughedu Santa Vittoria, Nureci, San Vero Milis, Ula Tirso e Villa Verde, dell'Unione dei comuni del Barigadu, della Cantina Contini di Cabras, e in collaborazione con l'associazione di promozione sociale Mariposas de Sardinia, ViaggieMiraggi ONLUS, Tiamat Viaggi, Curia Arcivescovile di Oristano, associazione Askosarte, Rete Sinis, Pinacoteca comunale Carlo Contini di Oristano, Hotel Mistral 2 di Oristano, Centro di Salute Mentale di Oristano e Biblioteca Comunale di Oristano.

 

Per informazioni, la segreteria di Dromos risponde al numero di telefono 0783 31 04 90 e all'indirizzo di posta elettronica dromos@dromosfestival.it. Aggiornamenti e altre informazioni nel sito www.dromosfestival.it e alla pagina facebook del festival facebook.com/dromosfestivalsardegna.

 

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